Chapa-chapa é una tecnica di cucito usata dai sarti dell'África Occidentale;é una composizione "arlecchinesca" di pezzi di stoffa avanzata di colore e fantasia differenti... Cosí nasce il mio blog,fatto di esperimenti,immaginazioni,sovrapposizioni...non spaventatevi,se le mie mani hanno unito queste cose senza un apparente filo logico..perché come dice il sarto africano: "l´importante é cucire, la forma viene dopo"

FITZCARRALDO

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« Chi sogna può muovere le montagne »

domenica 26 ottobre 2008

CHAPA-ARTE omaggia Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, nasce a Padova nel 1960 e inizia a lavorare a Milano, realizzando oggetti non-funzionanti, in sintonia con le tendenze del concettuale



(la nona ora 1999)

"Forse delle immagini mi affascina proprio questa ambiguità: la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti.A differenza delle parole poi, le immagini mi sembra che pretendano sempre un’interpretazione. Con le parole puoi dire Sì o No, con le immagini le cose si fanno più complicate. Anzi, se avessi il coraggio di insegnare qualcosa, direi: “Diffidate sempre delle immagini univoche”. Le immagini a senso unico sono spazzatura per gli occhi e per il cervello: inquinamento visivo allo stato puro.
Dalle immagini ho anche imparato qualcosa sul mondo: ho imparato ad accettare tutto. E soprattutto ho imparato a non sottovalutare nessuno. Non posso certo illuminarvi sulla nostra società: ne sapete molto più voi. Eppure posso testimoniare che non c’è persona che non sia in grado di cambiarti la vita. Preso a piccole dosi, l’uomo è un animale piuttosto straordinario, capace di dissennati gesti di generosità, a volte al limite dell’autolesionismo"
(Maurizio Cattelan)


giovedì 2 ottobre 2008

CHAPA-RACCONTI IMMAGINARI




Ritornavamo a casa dopo una cocente mattinata passata ad osservare la sfilata delle scuole, evento che ogni anno si tiene nel centro dell’imprevedibile città di Radençao.
Ero con mia moglie quando passeggiando lungo il marciapiede del viale principale, le dissi: “è da un po’ che mi sento osservato è come quando da bambino giocavo nei giardinetti e mio padre seduto in una panchina era attento a ciò che facevo”
In quel momento avevo come la sensazione che qualcuno di caro mi stesse guardando ,anzi la cosa era ancora più strana era come se qualcuno stesse guardando tutto e tutti.
Ognuno dei presenti era coinvolto, eravamo tutti sulla stessa barca…. una barca che nostro padre teneva sotto controllo.
Ad un certo punto con bizzarra ironia guardai in alto e in un primo momento pensai che ciò che avevo visto era qualcosa di straordinario..... compresi poi, che era l’occhio di Dio che con una pupilla grande e luminosa come il sole ci stava guardando.



Il racconto è stato ispirato dal fenomeno che ho fotografato qui in Brasile....qualcuno mi sà dire che è?

mercoledì 1 ottobre 2008

CHAPA-FREE STYLE

È facile avere Jesus in petto!! sarà altrettanto facile saltare un muretto con lo skate o stare in piedi sopra il manuvrio di una bicicletta?
Questi ragazzi ce la stanno mettendo tutta, con lo skate o con la bmx nel saltare piroettare fino ad intrampellarsi…….ma questo è l’uomo, l’unico essere al mondo che riesce ad avere un ludico feeling con le cose…… giovani dall’impavida sperimentazione infantile si divertono con i propri giocattoli: pedali a ruote, tavola a rotelle e scatola nera imprigiona-luce……












































domenica 31 agosto 2008

pode-brasil



FRA°

domenica 3 agosto 2008

SESSIONE REPORTAGE:" BISSAU", Guinea Bissau



Appena arrivi in questa città ti sembra di essere in uno scenario di guerra … molte case in macerie, nella piazza principale il rudere del vecchio parlamento, con il tetto sfondato dalle bombe e i vetri delle finestre mitragliati, rimasto lì come per raccontare la lotta per l’indipendenza finita nel 1973. Non parliamo poi dell’igiene e della sporcizia … durante la stagione delle piogge la capitale, non possedendo canali per il riflusso delle acque, si trasforma in un pantano melmoso e putrido dove uomini, animali e macchine si impanano di fango; in condizioni di vita prive di igiene e di carenza alimentare ,malattie di ogni genere trovano un bel posto per procreare …”cazzo è proprio una tragedia medioevale!!!” Chiaramente la tragedia è evidente per me che sono europeo ma di certo non per l’africano di Bissau, che magari con un arto in meno sotto la potente pioggia tropicale in mezzo a 30 cm di fanghiglia va comunque sorridendo ….
Bissau … una strada sempre dritta e lunga più o meno 6-7 km, dalla quale nascono vie traverse di terra rossa con buche più o meno profonde e con zolle più o meno alte …
Si distingue da altre capitali africane per il suo fascino di grande villaggio scatafasciato; fiumi di persone che vagano senza meta perché non c’è lavoro. Ѐ impossibile non chiedersi: “Ma dove vanno?” Vedi i mendicanti e ti chiedi “Come fanno?” Un groviglio di automobili … modelli mercedes di una ventina di anni fa scartati dai nostri Paesi tutti ammaccati che con una nuova ritinteggiatura di blu e bianco diventano taxi………..sembra che a Bissau l’unico lavoro possibile sia quello del tassista … poì ci sono i toca-toca, furgoncini usati come mezzo pubblico stracarichi di persone, bagagli e animali …insomma c’è di tutto! Un giorno classica scena: un toca-toca stracolmo di persone con sopra al tettino pecore e galline legate tra loro; fino a qui tutto normale … dopo un pò che sei là l’occhio si abitua a queste visioni. Ma il tettino del toca-toca evidentemente era sbucherellato e la capra in cima ha cominciato a pisciare annacquando così la cabeça di qualche passeggero.
Ogni volta che si va in macchina con un Guinense, o semplicemente osservando il traffico e le persone che camminano ,ti sembra che tutto e tutti siano collegati da un invisibile filo,cioè la gente che attraversa la strada ogni volta sembra che stia per essere messa sotto ma proprio in un determinato momento,succede che l’autista va da una parte e il passante dall’altra,questa cosa, si ripete cosi a catena per tutte le strade di bissau, cosi che questi "schivaggi", vanno a formare una invisibile e armoniosa intesa collettiva…… Riassumendo, Bissau è un crogiolo di macchine ,capre ,galline,donne con sacchi sulla testa,mercanti,bambini,case di terra e case di mattoni,mussulmani, cattolici e credenti nel potere degli spiriti, balantas, mandingas, felupes, fulas,bijagos e di chi sa quale altra etnia,fango,calore insopportabile; tutto questo e altro è Bissau,una capitale scatafasciata dove una trentina di etnie e differenti religioni,convivono serenamente come solo qui può accadere, con quello spirito comunitario della vita da villaggio,dove ogni famiglia si aiuta facendo parte dello stesso gruppo con armonia , buonumore e un goccio di vino di cajù………..